Gli indicatori del clima in Italia nel 2018 - caldo ed eventi estremi

Il XIV Rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente Gli indicatori del clima in Italia nel 2018 illustra l’andamento del clima nel corso del 2018 e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni in Italia.

Le caratteristiche salienti del clima in Italia nel 2018 sono state il caldo, con i nuovi record della temperatura media annuale e della media annuale della temperatura minima giornaliera, e gli eventi meteorologici estremi, numerosi ed in alcuni casi eccezionali, che hanno interessato diverse areedel territorio nazionale. Tra di essi, sono di particolare rilievo i fenomeni associati al ciclone denominato “Vaia”,che ha investito gran parte del territorio nazionale tra il 27 e il 30 ottobre: venti con intensità medie orarie fino a 120 km/h e raffiche superiori a 200 km/h hanno soffiato insistentemente per diverse ore sulla nostra Penisola, causando, tra l’altro, danni ingenti ed estesi al patrimonio forestale dell’arco alpino;negli stessi giorni, precipitazioni di intensità eccezionale per diverse durate, da un’ora a tre giorni, si sono abbattute sulle regioni del Nord Italia.

 

Su scala globale il 2018 è stato il 4° anno più caldo della serie storica dopo il 2016,il 2015 e il 2017. In Italia il 2018 ha segnato il nuovo record di temperatura media annuale, con un’anomalia media di +1.71°C rispetto al valore climatologico di riferimento 1961-1990. Tutti i mesi dell’anno ad eccezione di febbraio e marzo sono stati più caldi della norma, con punte di anomalia positiva nel mese di aprile al Centro (+3.74°C) e al Nord (+3.69°C). Il 2018 è stato il 28°anno consecutivo con anomalia positiva rispetto alla norma e quattro dei cinque valori più elevati di temperatura media sono stati registrati negli ultimi cinque anni: nell’ordine, oltre al 2018, nel 2015, 2014 e 2016, con anomalie comprese tra +1.34e +1.60°C. Un altro elemento saliente della temperatura nel 2018 è stato il nuovo record di anomalia della temperatura minima giornaliera (+1.68°C), che ha superato il precedente record del 2014 (+1.58°C), mentre l’anomalia della temperatura massima del 2018 è risultata la terza di tutta la serie, dopo quelle del 2015 e del 2017. In altre parole, a rappresentare il 2018 come l’anno più caldo della serie storica hanno contribuito in modo particolare le notti più calde. Su base stagionale, l’autunno del 2018 è stato il più caldo della serie storica (anomalia di +2.0°C), superando di poco quello del 2014;la primavera e l’estate sono state rispettivamente la terza e la quinta più calde della serie. La stima aggiornata del rato di variazione della temperatura media dal 1981 al 2018 è di +0.38± 0.05°°C /10 anni.Il rateo di variazione della temperatura massima (+0.42 ± 0.07°C / 10 anni) è maggiore di quello della temperatura minima (+0.35 ± 0.05°C / 10 anni). Su base stagionale i trend di aumento della temperatura più forti si registrano in primavera e in estate (+0.50 ± 0.10°C / 10 anni). Analogamente a quella dell’aria, nel 2018 la temperatura superficiale dei mari italiani è stata nettamente superiore alla norma. Con un’anomalia media di +1.08°C rispetto al valore climatologico di riferimento, il 2018si colloca al secondo posto dell’intera serie storica, dopo il2015. L’anomalia media è stata positiva in tutti i mesi dell’anno; gli scostamenti più elevati dai valori normali sono stati registrati in primavera e in estate, con un picco nel mese di agosto (+2.2°C). Si conferma che le notti e i giorni freddi mostrano una chiara tendenza a diminuire mentre i giorni e le notti calde mostrano una chiara tendenza ad aumentare; il 2018 ha fatto registrare il secondo valore più alto di notti calde (TN90p),il terzo valore più basso di notti fredde (TN10p), il quarto valore più basso di giorni freddi (TX10p)e il sesto valore più alto di giorni caldi (TX90p). Negli ultimi 5 anni sono stati registrati i 5 valori più bassi di giorni freddi di tutta la serie. L’analisi di questi indici mostra in sintesi che il2018 non è stato contrassegnato da periodi particolari di caldo estremo né da valori di picco eccezionali, ma che il record di temperatura media annuale è il risultato di anomalie termiche positive distribuite nelle diverse stagioni e con un contributo di rilievo delle ore notturne.

In Italia nel 2018 le precipitazioni in media sono state moderatamente superiori ai valori climatologici normali. L’andamento nel corso dell’anno è stato tuttavia piuttosto altalenante e mesi molto piovosi si sono alternati ad altri più secchi.Marzo, maggio e ottobre sono stati caratterizzati da piogge abbondanti, estese a tutto il territorio nazionale, mentre ad aprile, settembre e soprattutto dicembre le piogge sono state scarse in tutte le regioni.Al Nord il mese relativamente più piovoso è stato ottobre (anomalia media + 87%), seguito da marzo (+62%) e maggio (+40%); al Centro i mesi relativamente più piovosi sono stati marzo (+131%), maggio(+105%)e febbraio(+60%); al Sud i mesi estivi: agosto (nettamente più piovoso della media: +275%), giugno (+226%) e maggio (+132%). I mesi più secchi rispetto alla norma sono stati dicembre (soprattutto al Nord, anomalia di -66%), settembre, aprile e, limitatamente al Centro al Sud, gennaio.Su base annuale le anomalie positive di precipitazione sono state particolarmente elevate sull’arco alpino occidentale, sulla Liguria di ponente, sulla Calabria e sulla Sardegna, dove localmente le cumulate annuali sono state anche più del doppio dei valori normali di riferimento. In alcune aree del Nord (tra cui parte dell’Emilia e del Friuli Venezia Giulia) e del Centro(Toscana settentrionale, Umbria orientale) le precipitazioni sono state invece inferiori alla norma (fino a -25% circa). Con un’anomalia di precipitazione cumulata media in Italia di +18% circa, il 2018si colloca all’8° posto tra gli anni più piovosi della serie dal 1961. Le precipitazioni sono state superiori alla norma soprattutto al meridione e sulle Isole, dove l’anomalia annuale del 2018 (+29%) risulta essere la quarta più elevata di tutta la serie. Su base stagionale, sia l’estate(anomalia media +62%)che la primavera (+38%) del 2018, si collocano al terzo posto tra le più piovose dell’intera serie dal 1961; anomalie più contenute, ma sempre positive, per l’autunno e l’inverno.

Riguardo agli indici climatici rappresentativi delle condizioni di siccità, il valore più elevato del numero di giorni asciutti nel 2018 si registra a Ustica (317 giorni); valori elevati di questo indice si registrano anche sulle coste centrale e meridionale adriatica, ionica e della Sicilia meridionale ed in Pianura Padana. Un altro indice di siccità è il numero massimo di giorni consecutivi nell’anno con precipitazione giornaliera inferiore o uguale a 1 mm. I valori più alti si registrano nella Sardegna settentrionale (fino a 90 giorni secchi consecutivi), seguita dalla Sicilia sud-occidentale e dalla Sardegna occidentale (fino a 60 giorni secchi consecutivi). Nel resto del territorio nazionale i giorni secchi consecutivi sono stati relativamente bassi (quasi ovunque inferiori a 40), a conferma di un anno in media, sia pur moderatamente, più piovoso della norma.

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