Tutela della salute e sicurezza nel settore delle energie rinnovabili

INAIl ha pubblicato un rapporto sulla tutela della salute e sicurezza nel settore delle energie rinnovabili. Il volume, disponibile on line, illustra le fasi del percorso di ricerca e offre un’analisi complessiva dei risultati ottenuti, nonché  delle principali policy da adottare per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori impiegati nel settore delle energie rinnovabili.

L’espansione del mercato dei green jobs se da una parte è un’opportunità sul piano occupazionale, dall’altra comporta la necessità, sempre più pressante, di affrontare in modo appropriato la questione della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. L’innovatività delle tecnologie e dei materiali utilizzati e dei processi produttivi adottati nella ecoindustria, infatti, hanno determinato e possono ancora determinare l’emersione di nuovi profili di rischio per la salute e sicurezza dei  lavoratori, che per essere affrontati in modo adeguato richiedono l’adozione di misure ad hoc. Bisogna, innanzitutto, considerare che si ha a che fare con alcuni rischi di cui, in conseguenza dell’innovatività delle tecnologie impiegate, le conoscenze scientifiche attualmente disponibili non sono state ancora in grado di disegnare contorni precisi, sia per
quanto riguarda gli effetti sulla salute sia per quanto riguarda le procedure di gestione. Si aggiunga a ciò che in questi casi la rigida applicazione del principio di precauzione appare una soluzione non sempre facilmente percorribile poiché l’interesse alla tutela della salute dei lavoratori può entrare in contrapposizione non solo con interessi di natura economica, ma anche con l’esigenza di preservare la qualità dell’ambiente e, quindi, di contenere gli effetti nocivi che il deterioramento delle condizioni ambientali ha sulla salute umana.

Tutela della salute e sicurezza nel settore delle energie rinnovabili: il pregiudizio positivo

Occorre evidenziare come la green economy goda, nella considerazione generale, di un pregiudizio positivo che, da una parte, può portare a sottostimare la presenza di pericoli per la salute e sicurezza dei lavoratori e, dall’altra, può rendere difficoltoso adottare misure e interventi che potrebbero limitarne lo sviluppo.
Affrontare la questione della salute e sicurezza dei lavoratori che operano nell’economia verde significa, dunque, misurarsi con la necessità, da una parte, di trovare un punto di equilibrio tra i diversi interessi e sensibilità in gioco e, dall’altra, di assicurare la massima condivisione e integrazione delle conoscenze disponibili al fine di permettere una chiara identificazione delle criticità, sia attuali che potenziali, nonché degli interventi che occorre adottare per affrontarle in modo appropriato e tempestivo.

Tutela della salute e sicurezza nel settore delle energie rinnovabili per 7,7 milioni di persone

Secondo un rapporto pubblicato nel 2015 dall’Irena sono 7,7 milioni le persone impiegate in tutto il mondo nel settore delle energie rinnovabili. Questa stima comprende sia i lavoratori direttamente impiegati lungo la filiera delle diverse tecnologie esaminate (occupazione diretta), sia l’occupazione indotta da queste attività sugli altri settori (occupazione indiretta).
In particolare, l’industria del solare fotovoltaico impiega il maggior numero di persone, con 2,5 milioni di posti di lavoro,  seguita dai biocombustibili liquidi con 1,8 milioni di posti di lavoro, e dall’energia eolica, che ha superato 1 milione di posti di lavoro. In Europa gli occupati nel settore delle rinnovabili, nel 2013, sono risultati pari a 1,2 milioni, in leggero calo rispetto al 2012 (-6%). Il Vecchio continente negli ultimi anni ha risentito delle difficoltà della filiera industriale del fotovoltaico (ormai dominato dalle imprese asiatiche), ma rimane comunque leader in una delle tecnologie emergenti delle rinnovabili, quella dell’eolico marino (offshore). A livello nazionale, nel 2013 gli occupati nel settore delle energie rinnovabili sono stati
circa 64.000. Il fotovoltaico è quello che genera le maggiori ricadute occupazionali, pari al 39% del totale (circa 24.900 occupati). Seconde per numero di occupazione generata sono le bioenergie; queste ultime impiegano 13.800 addetti circa, il 22% degli occupati. Seguono il settore eolico che conta circa 5.300 addetti, pari all’8% dell’occupazione complessiva e il mini idroelettrico e geotermia che contano rispettivamente 3.200 e 1.100 occupati circa, ovvero il 7% delle ricadute occupazionali complessive.

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