Osservatorio ANCE luglio 2017: l'edilizia fatica ad agganciare la ripresa

Mentre gli organismi nazionali rivedono al rialzo le stime del Pil per il 2017 (+1,4% Banca d’Italia e +1,3% Confindustria),secondo l’Osservatorio Congiunturale ANCE il settore delle costruzioni fatica ad agganciare la ripresa.
La stima per l’anno in corso degli investimenti in costruzioni è pari a un +0,2%: un aumento del tutto trascurabile per parlare di effettiva risalita.

Quadro incerto su occupazione e produzione:
• lieve aumento degli occupati (+0,6%) nel primo trimestre 2017 che però non trova conferma nei risultati delle casse edili, che registrano ancora riduzioni nelle ore lavorate e nel numero dei lavoratori iscritti.
• Nei primi cinque mesi dell’anno la produzione ha registrato risultati altalenanti con il susseguirsi di segni positivi e negativi. Dopo un aprile che si è chiuso con un -4,6%, l’indice corretto della produzione diffuso oggi dall’Istat segnala a maggio un aumento del 2,9%. Complessivamente quindi nei primi cinque mesi del 2017 la produzione ha registrato -0,3%
Una ripresa più solida, con effetti concreti sulla tenuta delle imprese, sarà possibile nel 2018. Sulla base delle misure della Legge di bilancio 2017, le stime per il 2018 sono di un aumento degli investimenti in costruzioni dell’1,5%.
“Per il settore delle costruzioni la crisi non è ancora finita – osserva il Vicepresidente Centro Studi ANCE, Rudy Girardi. Seppure gli ultimi dati sull’andamento dell’economia mostrano un quadro migliorativo rispetto alle attese, nel nostro Paese si assiste tutt’oggi a una crisi di investimenti , soprattutto da parte dell’amministrazione pubblica in tutte le sue articolazioni. I dati lo dimostrano: se a gennaio prevedevamo una crescita degli investimenti in costruzioni dello 0,8% per il 2017, oggi abbiamo dovuto ribassare le stime a solo +0,2%. Il sistema dunque è bloccato. Le risorse non vengono spese e i cantieri non aprono. La produzione di nuova edilizia
è al palo . E l’occupazione non riparte dopo la grave perdita di oltre 600 mila unità dall’inizio della crisi. Unico elemento positivo è rappresentato dalla riqualificazione del patrimonio abitativo che potrà contare anche sull’importante leva data dal sismabonus i cui effetti si vedranno però solo a partire dai prossimi anni.”

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