Rapporto Rifiuti Speciali ISPRA 2017: ancora basso il recupero energetico

Il Rapporto Rifiuti Speciali ISPRA 2017, giunto alla sua sedicesima edizione, è frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale per il ciclo dei Rifiuti dell’ISPRA, con il contributo delle Agenzie regionali e provinciali per la Protezione dell’Ambiente.

Il Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2017 fornisce i dati, all’anno 2015, sulla produzione e gestione dei rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi, a livello nazionale e regionale, e per la gestione anche a livello provinciale; e sull’import/export.
il 40,7% dei rifiuti totali gestiti nei 28 Stati membri nel 2014 è smaltito in discarica, il 6,7% è avviato a trattamento in ambiente terrestre/scarico in ambiente idrico, l’1,5% è incenerito, mentre il 4,7% e il 46,4% sono avviati, rispettivamente, a recupero energetico e ad altre forme di recupero diverse da quello energetico (recupero di materia incluso il backfilling).
Merita evidenziare come l’Italia, attestandosi al 77,2% di recupero di materia, faccia registrare la migliore prestazione tra i Paesi dell’UE 15.
Per quanto riguarda, infine, il recupero energetico, il dato varia da percentuali nulle o pressoché trascurabili (inferiori allo 0,5%) a Malta, in Bulgaria e in Grecia, al 20,7% registrato in Danimarca. Al di sopra del 10% si collocano solo Paesi dell’UE 15. La Danimarca è, infatti, seguita dal Belgio (13,6%) e dalla Germania (10,5%). Tra i nuovi Stati membri le maggiori percentuali di recupero energetico si registrano in Ungheria (8,9%) e in Lettonia (8,7%). L’Italia avvia a recupero energetico l’1,6% dei rifiuti trattati.
Le principali tipologie di rifiuti utilizzati come fonte di energia, che aggregate costituiscono l’84,5% dei rifiuti speciali, sono: il biogas, con oltre 758 mila tonnellate, (36,4%), i rifiuti della lavorazione del legno, carta ed affini, con un quantitativo di 754 mila, tonnellate (36,2%) e i rifiuti prodotti dal trattamento meccanico di rifiuti, con 247 mila tonnellate (11,9%). Seguono i rifiuti prodotti da trattamento chimico-fisico di rifiuti industriali e delle acque reflue, con quasi 94 mila tonnellate (4,5%), i rifiuti dell’attività agroalimentare con quasi 77 mila tonnellate (3,7%) e i rifiuti combustibili, con quasi 55 mila tonnellate (2,6%).  In merito ai rifiuti speciali pericolosi le tipologie più rappresentative sono costituite dai rifiuti prodotti dal trattamento chimico-fisico di rifiuti industriali e delle acque reflue (62,8%) e dai rifiuti sanitari (15,3%). I rifiuti speciali non pericolosi maggiormente recuperati energeticamente sono, invece, il biogas (38,2%), i rifiuti della lavorazione del legno, carta e affini (38%), e i rifiuti prodotti dal trattamento meccanico di rifiuti (12%). Il confronto con l’anno 2014 mostra che gli aumenti più rilevanti interessano i rifiuti della lavorazione del legno, carta e affini (+8,4%) con 58 mila tonnellate, i rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti con 17 mila tonnellate (+7,4%), i rifiuti sanitari con quasi 7 mila tonnellate e i rifiuti prodotti dal trattamento chimico-fisico di rifiuti industriali e delle acque reflue con 5 mila tonnellate (+5,6%). Si registrano, invece, flessioni per i rifiuti combustibili di quasi 79 mila tonnellate (-59%), per i rifiuti da imballaggio di oltre 8 mila tonnellate e per i rifiuti dell’attività agricola di 3 mila tonnellate.
I settori produttivi che nel 2015 hanno utilizzato le maggiori quantità di rifiuti in sostituzione di combustibili convenzionali sono: il settore della produzione di energia elettrica, con quasi 710mila tonnellate (34,1%), seguito dal settore della fabbricazione di prodotti in legno, con circa 424 mila tonnellate (20,3%), da quello della raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti con quasi 348 mila tonnellate (16,7%), dal settore della produzione di cemento, con circa 147 mila tonnellate (7,1%) e dal settore della produzione della calce con quasi 134mila tonnellate (6,4%). I settori produttivi che recuperano, invece, i maggiori quantitativi di rifiuti pericolosi sono quello della fabbricazione di prodotti abrasivi e prodotti in minerali non metalliferi con oltre 44 mila tonnellate (45,6%), cui segue quello dell’attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti con 27 mila tonnellate (27,7%) e quello della produzione di cemento con 13 mila tonnellate (13,5%). Riguardo ai rifiuti speciali non pericolosi i settori più significati sono il settore della produzione di energia elettrica (35,7%), seguito dal settore della fabbricazione del legno (21,3%), dal quello della raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti (16,1%) e dai produttori di cemento e di calce (6,7%).
I rifiuti recuperati dai diversi impianti produttivi nel biennio mostrano un generale aumenti. Gli incrementi più significativi si riscontrano nel settore della fabbricazione dei prodotti in legno con quasi 51 mila tonnellate in più (+13,6%), nel settore del recupero e cernita dei materiali, con oltre 41 mila tonnellate, della produzione di calce con 28 mila tonnellate (+26,7%) e nel settore della raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti con oltre 18 mila tonnellate (+5,6%). Le flessioni più rilevanti si registrano, invece, nel settore della produzione di energia (-11,3%), corrispondenti a circa 91 mila tonnellate, e in quello della produzione di cemento (-33,4%) con circa 74 mila tonnellate in meno. Analizzando i soli dati relativi ai rifiuti pericolosi, gli aumenti più rilevanti si osservano nel settore della raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti, pari a 9 mila tonnellate (+50,7%), nel settore della fabbricazione di prodotti abrasivi e in minerali non metalliferi, con oltre 8 mila tonnellate in più (+22,8%) e nel settore del recupero e cernita dei materiali con quasi 6mila tonnellate.
Il testo completo del Rapporto Rifiuti Speciali ISPRA 2017 puo essere letto on line.

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